Economia

L’Impatto dell’Ets sul Settore Chimico: Rischi e Opportunità per gli Investimenti

L'aumento dei costi dell'Emissions Trading System (Ets) potrebbe erodere gli investimenti nel settore chimico, con conseguenze significative per la produzione e la competitività.

redazione Luglio 14, 2026 Economia, Energia

In Breve

Qual è l'impatto dell'Ets sul settore chimico?
L'Ets potrebbe aumentare i costi per le imprese chimiche da 600 milioni a 1,5 miliardi di euro all'anno, erodendo gli investimenti.
Quali sono le principali preoccupazioni delle aziende chimiche?
Le aziende segnalano la concorrenza cinese, i conflitti internazionali e gli oneri delle politiche europee come principali rischi.
Come stanno cambiando gli investimenti nel settore chimico?
Il 27% delle aziende prevede di ridurre gli investimenti, mentre il 23% prevede un aumento.

Il settore chimico italiano si trova di fronte a una sfida significativa: l’Emissions Trading System (Ets) è destinato a far lievitare i costi da 600 milioni di euro a 1,5 miliardi all’anno. Questa situazione solleva preoccupazioni riguardo alla sostenibilità degli investimenti nel settore, che potrebbero subire un forte ridimensionamento.

Accanto all’Ets, il Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam) si propone di colpire principalmente le materie prime e i semilavorati ad alta intensità di carbonio, ma la sua applicazione ai prodotti finiti rimane limitata. La complessità del meccanismo e i dubbi sulla sua efficacia pongono interrogativi sulla sua capacità di sostenere una transizione ecologica efficace.

Francesco Buzzella, presidente di Federchimica, ha evidenziato le asimmetrie che caratterizzano il panorama competitivo, con differenze regolatorie, fiscali e di aiuti di Stato rispetto ai concorrenti internazionali. Per affrontare queste sfide, Buzzella ha delineato tre pilastri fondamentali: la revisione dell’Ets, una politica energetica di sicurezza e diversificazione, e una strategia industriale mirata alla decarbonizzazione.

Secondo Federchimica, l’attuale costo dell’Ets per il settore chimico è equivalente all’intera spesa in ricerca e sviluppo. Un aumento di tali costi potrebbe costringere le imprese a ridurre gli investimenti o a delocalizzare la produzione, con conseguenze dirette sulla competitività del settore.

Un recente studio commissionato a Roland Berger per Cefic ha rivelato che tra il 2022 e il 2025, la chiusura di impianti ha comportato una riduzione del 9% della produzione europea e un calo del 90% degli investimenti nel comparto. Un’indagine su 100 aziende associate ha mostrato che il 27% intende ridurre gli investimenti, mentre il 31% prevede stabilità e il 23% un aumento.

Le priorità di investimento per le imprese si concentrano su digitalizzazione (35%), efficienza operativa (47%), ricerca e innovazione (35%), competenze e formazione (27%), efficienza energetica (18%), prodotti e mercati (15%) e sostenibilità (10%).

In Italia, il settore chimico ha già registrato una perdita del 13% della produzione rispetto al 2021. Dal 2022, la perdita di capacità produttiva ha subito un incremento di sei volte, con una riduzione di 37 milioni di tonnellate, corrispondente al 9% della capacità produttiva europea. Le previsioni indicano una ulteriore contrazione della produzione chimica italiana nel 2026 (-3%), seguita da un lieve recupero nel 2027 (+0,5%).

Tra i rischi segnalati dalle imprese, il 51% indica la crescente concorrenza cinese, un aumento rispetto al 29% dell’anno precedente. Altri fattori di preoccupazione includono i conflitti in Ucraina e Medio Oriente (43%) e gli oneri delle politiche europee su sicurezza, salute e ambiente (42%). Inoltre, il 30% delle aziende lamenta penalizzazioni legate al sistema Italia, come inefficienze della pubblica amministrazione e problematiche fiscali.

Dal punto di vista energetico, il settore chimico italiano affronta un ulteriore svantaggio competitivo: i prezzi europei del gas sono circa 3,3 volte superiori a quelli statunitensi, con la situazione italiana che risulta ancora più critica. L’aumento dei costi energetici rappresenta un fenomeno a doppia incidenza, influenzando sia l’approvvigionamento che i costi legati alla decarbonizzazione.

Nonostante la necessità di una transizione verso un’industria decarbonizzata, le imprese chiedono strumenti che incentivino gli investimenti e una revisione dei meccanismi come l’Ets. È fondamentale proteggere le filiere industriali per evitare la perdita di capacità produttiva e occupazione. Il settore chimico ha già compiuto progressi significativi, con una riduzione delle emissioni di gas serra del 70% dal 1990, ma avverte che costi e oneri eccessivi potrebbero compromettere la competitività e la sopravvivenza delle imprese.

Autore

redazione

Analisi, dati e scenari per Dossier Economia.

Tutti gli articoli