Economia

Riorganizzazione del Mercato Europeo del Jet Fuel: L’Impatto della Chiusura dello Stretto di Hormuz

La chiusura dello Stretto di Hormuz ha cambiato radicalmente il mercato europeo del jet fuel, con un aumento delle importazioni da Stati Uniti e Nigeria.

redazione Agosto 26, 2026 Economia, Energia

In Breve

Qual è l'impatto della chiusura dello Stretto di Hormuz sul mercato del jet fuel?
Ha portato a un aumento delle importazioni da fornitori come Stati Uniti e Nigeria, riorganizzando le fonti di approvvigionamento europee.
Come è cambiata la produzione della raffineria nigeriana Dangote?
Ha incrementato la produzione di circa 40.000 barili al giorno destinati all'Europa.
Quali sono le attuali scorte di jet fuel in Europa?
Le scorte sono inferiori a 30 giorni di consumo e circa il 39% sotto la media degli ultimi cinque anni.

La recente chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto un impatto significativo sul mercato europeo del jet fuel, costringendo i paesi europei a riorganizzare le loro fonti di approvvigionamento. Questa situazione ha portato a un aumento delle importazioni da fornitori alternativi, in particolare dagli Stati Uniti e dalla Nigeria.

A partire dal 28 febbraio, la raffineria nigeriana Dangote ha incrementato la sua produzione, aggiungendo circa 40.000 barili al giorno destinati all’Europa rispetto allo stesso periodo del 2025. Le importazioni europee di carburante per aviazione sono aumentate da circa 612.000 barili al giorno a gennaio 2026 a 750.000 a giugno, mantenendo questo livello anche a luglio.

Prima della crisi, l’Europa importava complessivamente tra 550.000 e 600.000 barili al giorno di jet fuel, di cui circa 300.000 provenivano dal Medio Oriente attraverso lo Stretto di Hormuz. La chiusura di questa via marittima ha quindi sottratto al mercato europeo quasi 300.000 barili al giorno, costringendo i paesi a cercare fornitori alternativi.

Ad aprile, Stati Uniti e Nigeria hanno coperto quasi il 75% delle importazioni europee, equivalenti a circa 375.000 barili al giorno. Le esportazioni statunitensi di jet fuel hanno raggiunto circa 443.000 barili al giorno in agosto, avvicinandosi al record di 455.000 barili di maggio. La nuova capacità della raffineria Dangote ha reso la Nigeria un fornitore sempre più rilevante per l’Europa.

Tuttavia, la sostituzione dei volumi mediorientali non è avvenuta senza costi. I compratori in Europa, Asia e altrove si sono contesi le forniture disponibili, mentre le raffinerie europee hanno dovuto riallocare la produzione, con effetti visibili sul mercato dei prodotti distillati. Nonostante l’Europa sia riuscita a evitare una crisi acuta di jet fuel durante la stagione estiva, ha mostrato una crescente vulnerabilità sul diesel.

Le importazioni di diesel sono infatti scese da 1,97 milioni di barili al giorno a gennaio a 1,56 milioni a luglio. A metà agosto, il prezzo del diesel europeo ha superato quello del jet fuel per la prima volta in oltre un anno, segnalando una pressione crescente sui costi.

Le scorte di carburante per aviazione rimangono limitate: a luglio erano inferiori a 30 giorni di consumo e ad agosto le scorte dell’hub ARA risultavano circa il 39% sotto la media degli ultimi cinque anni. Attualmente, il prezzo del jet fuel supera i 1.300 dollari per tonnellata, con i prezzi a termine che sono aumentati rispetto a un mese fa e ai livelli di aprile, incidendo sui costi di approvvigionamento e sui margini delle compagnie aeree.

Se la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi, la risposta del mercato potrebbe arrivare dal lato dell’offerta, con possibili tagli di capacità durante l’inverno, periodo in cui la domanda di trasporto aereo è tradizionalmente più debole.

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Analisi, dati e scenari per Dossier Economia.

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