Lavoro

Ex Ilva: il governo italiano convoca imprese e sindacati per affrontare la crisi

Il governo italiano ha convocato un incontro con imprese e sindacati per discutere il futuro dell'ex Ilva, affrontando questioni cruciali come finanziamenti e approvvigionamenti.

redazione Agosto 4, 2026 Lavoro

In Breve

Qual è l'obiettivo dell'incontro tra governo e sindacati?
Discutere il futuro dell'ex Ilva e trovare soluzioni per la crisi.
Quali sono le principali problematiche affrontate?
Finanziamenti, approvvigionamento di materie prime e continuità occupazionale.
Cosa chiedono i sindacati?
Misure straordinarie per la tutela occupazionale e interventi sulla decarbonizzazione.

Il governo italiano ha avviato un’importante iniziativa per affrontare la crisi dell’ex Ilva, convocando un incontro con le imprese e i sindacati per discutere il futuro dello stabilimento. Palazzo Chigi sta seguendo la vicenda con grande attenzione, avendo già organizzato una riunione di ministri nella serata di ieri. Oggi è previsto un incontro cruciale tra governo e rappresentanti sindacali, mentre domani si terranno colloqui con le imprese interessate a porzioni limitate dell’ex stabilimento.

Tra i partecipanti attesi figurano figure chiave del settore, come Emanuele Orsini, presidente di Viale dell’Astronomia, Silvano Simone Bettini, presidente di Federmeccanica, e Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, insieme al futuro numero uno degli acciaieri, Alessandro Banzato. Le questioni sul tavolo sono molteplici e di grande rilevanza per il futuro dell’industria siderurgica italiana.

Una delle principali tematiche discusse sarà il nuovo bando annunciato per settembre dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che avrà implicazioni significative per l’offerta del gruppo Jindal. Inoltre, si affronterà il problema dell’approvvigionamento di materie prime per la laminazione, in particolare le bramme destinate a Taranto e i coils per Novi Ligure e Cornigliano, che stanno subendo crescenti blocchi doganali all’importazione.

Un altro nodo critico riguarda il finanziamento degli interventi industriali. L’impianto DRI necessitava di circa 1 miliardo di euro, cifra inizialmente prevista in una società veicolo controllata da Invitalia, poi ridotta a 800 milioni, lasciando un gap di 200 milioni. Parte della somma residua è stata destinata, nell’ultimo decreto PNRR, a opere generiche di decarbonizzazione. Sono disponibili anche 570 milioni di euro in contratti di sviluppo, ma questi sono vincolati ad attività legate all’area a caldo, come l’altoforno 5, che non è più previsto.

Nella giornata di ieri, si sono svolte otto ore di sciopero indette da Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm e Usb, con la partecipazione non solo degli addetti dell’acciaieria, ma anche di lavoratori delle imprese appaltatrici e dell’indotto. Durante la protesta, la statale 7 davanti allo stabilimento di Taranto è stata occupata per un’ora, evidenziando la tensione e l’urgenza della situazione.

Oggi, i sindacati si presenteranno al primo dei quattro incontri convocati dal ministro Adolfo Urso al Mimit, annunciando che porteranno proposte per misure straordinarie a tutela della continuità occupazionale e salariale. Tra le richieste ci sono l’estensione dei benefici previdenziali per l’esposizione all’amianto, il prepensionamento, il riconoscimento dei lavori usuranti e incentivi all’esodo. Le note sindacali chiedono anche interventi pubblici diretti sulla decarbonizzazione e delineano misure tipiche di dismissione e di fine vita dell’impianto, con un elenco di provvedimenti assistenziali straordinari per chiusure definitive o semi-definitive.

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Analisi, dati e scenari per Dossier Economia.

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