Crisi della siderurgia canadese: gli effetti dei dazi statunitensi sull’acciaio
L'industria siderurgica canadese è in crisi a causa dei dazi statunitensi sull'acciaio, con una significativa diminuzione della produzione e delle esportazioni.
In Breve
- Quali sono gli effetti dei dazi USA sulla siderurgia canadese?
- I dazi hanno causato una significativa diminuzione della produzione e delle esportazioni d'acciaio, con un calo del 15% della produzione e del 31% delle esportazioni verso gli USA nel 2025.
- Come sta reagendo l'industria siderurgica canadese?
- Alcune aziende come Algoma stanno investendo in nuovi impianti per affrontare la crisi, mentre altre stanno cercando di adattarsi al mercato interno.
- Cosa prevede il futuro per la siderurgia canadese?
- Nuove misure e vincoli potrebbero aggravare ulteriormente la situazione, ma alcune aziende prevedono un ritorno alla stabilità nel 2027.
La siderurgia canadese sta attraversando un periodo di grave crisi, principalmente a causa delle misure tariffarie imposte dagli Stati Uniti. L’acciaio è stato il fattore scatenante che ha portato al fallimento dei negoziati per il rinnovo dell’UMSCA, innescando uno scontro diretto tra i due paesi e l’introduzione di dazi e contromisure.
Il 8 settembre, il Canada ha attivato misure di ritorsione su oltre 300 prodotti derivati dall’acciaio e dall’alluminio, raddoppiando le tariffe fino al 50%. A un anno dall’introduzione della Section 232, che ha imposto dazi del 50% sulle importazioni di acciaio negli Stati Uniti nel maggio 2025, l’industria siderurgica canadese mostra segni di forte sofferenza. La produzione d’acciaio in Canada è diminuita del 15% a maggio rispetto all’anno precedente, con un calo progressivo annuo del 14%.
Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono crollate, registrando una diminuzione del 31% nel 2025 e un ulteriore calo del 55% nei primi tre mesi del 2026. Questo drastico abbattimento delle esportazioni ha contribuito in modo determinante alla contrazione produttiva del settore. Tra i principali operatori, Algoma, con una produzione di 2,2 milioni di tonnellate, è stata una delle aziende più colpite. Esponendosi per circa la metà dei suoi prodotti al mercato statunitense, Algoma ha anticipato la chiusura degli altiforni a gennaio e sta investendo circa 1 miliardo di dollari canadesi in impianti a forno elettrico.
Algoma prevede un Ebitda negativo nel 2026, dopo un Ebitda adjusted negativo di circa 450 milioni al 31 marzo. Inoltre, il titolo dell’azienda ha perso circa il 30% del suo valore da maggio dello scorso anno, con una previsione di ritorno al breakeven nel 2027 grazie all’avvio dei nuovi impianti.
Anche altri produttori, come Ivaco e la divisione canadese di Gerdau Nord America, stanno affrontando difficoltà simili. Tuttavia, alcuni gruppi riescono a resistere grazie alla natura dei mercati di destinazione finale e alle politiche di Buy Canadian introdotte dal governo canadese a metà dicembre. L’acciaieria di ArcelorMittal a Montreal, specializzata in prodotti lunghi per edilizia e infrastrutture del Canada orientale, è rimasta sostanzialmente indenne, ma ha chiuso un laminatoio a giugno per concentrare la produzione in un unico hub. Il direttore finanziario, Genuino Christino, ha dichiarato che i dazi USA costano al gruppo circa 150 milioni di dollari a trimestre.
Dofasco ha registrato un progresso del 3% su base annua grazie ad accordi di fornitura a lungo termine per i distretti automobilistici dell’Ontario. Lo stabilimento Lake Erie di Stelco, rilevato da Cleveland Cliffs, ha orientato la sua produzione verso il mercato interno per colmare il vuoto d’offerta lasciato dalla riduzione delle importazioni statunitensi, ma ha dovuto rinunciare agli alti margini precedenti, contribuendo alla maggiore volatilità e alla pressione sulla marginalità del gruppo americano.
Le nuove stratificazioni e i vincoli, alcuni già attuati e altri attesi a partire dal 2027, potrebbero aggravare ulteriormente la situazione del settore siderurgico canadese, già in difficoltà a causa delle politiche commerciali statunitensi.
