Economia

L’Ascesa delle Piattaforme Video e il Declino della Televisione Tradizionale in Italia

Le piattaforme video stanno erodendo le quote di mercato delle televisioni tradizionali in Italia, segnando un cambiamento strutturale nel settore audiovisivo.

redazione Agosto 25, 2026 Economia, Innovazione

In Breve

Qual è la quota di mercato delle piattaforme video in Italia?
La quota di mercato delle piattaforme video in Italia è salita dal 22% nel 2020 al 43% nel 2025.
Come stanno influenzando le piattaforme video il mercato pubblicitario?
Le piattaforme video stanno sottraendo porzioni crescenti di investimenti pubblicitari ai broadcaster tradizionali.
Qual è la sfida principale per i broadcaster europei?
Frenare il trasferimento di audience e costruire modelli di monetizzazione adeguati per competere a livello globale.

Negli ultimi anni, il panorama audiovisivo italiano ha subito una trasformazione radicale, con le grandi piattaforme video che conquistano quote crescenti di ricavi, pubblicità e tempo di visione. Secondo recenti dati, la quota di mercato controllata dai broadcaster tradizionali è scesa dal 78% nel 2020 al 57% nel 2025, evidenziando un cambiamento strutturale nel settore.

Il mercato non è più limitato alla televisione lineare, sia gratuita che a pagamento, ma include anche offerte online come Svod (Subscription Video on Demand), Tvod (Transactional Video on Demand) e video sharing platform. Questi cambiamenti hanno reso sempre più sfumati i confini tra televisione e video online.

Emilio Pucci, direttore di eMedia, ha sottolineato come la nuova configurazione del mercato penalizzi le funzioni post-editoriali, in gran parte dominate dalle video sharing platform, a discapito delle componenti editoriali tradizionali. Questo fenomeno non è limitato all’Italia, ma si estende a tutto il continente europeo, con cali simili della quota di mercato dei broadcaster in Francia (-21 punti), Germania (-16 punti) e Regno Unito (-14 punti).

Le differenze geografiche si riflettono anche nella scala dei ricavi. Mentre broadcaster come Ard e Zdf in Germania raggiungono quasi 10 miliardi di euro, la Bbc in Regno Unito fattura circa 5,9 miliardi di sterline. In Italia, Rai e France Télévisions si attestano intorno ai 3 miliardi ciascuna.

Nel Regno Unito, Netflix ha registrato un fatturato di 2,06 miliardi di sterline nel 2025, superando la principale emittente commerciale, ITV, e distanziando Channel 4 (1 miliardo di sterline) e Channel 5 (318 milioni di sterline), di proprietà di Paramount. Questo scenario evidenzia come le piattaforme video stiano sottraendo porzioni crescenti di investimenti pubblicitari e pubblico ai broadcaster nazionali, i quali devono affrontare obblighi regolatori e missioni editoriali.

La trasformazione del mercato audiovisivo investe progressivamente tutti i settori, dai contenuti sportivi all’intrattenimento, dall’informazione alla programmazione di flusso, rendendo contendibili anche i contenuti un tempo considerati “protetti”. La risposta del mercato potrebbe passare attraverso una maggiore integrazione tra televisione e video online, fusioni, acquisizioni e consolidamenti. Esempi recenti includono l’operazione Sky-ITV e le manovre su M6, oltre alla trasformazione di gruppi paneuropei come Mfe-MediaForEurope.

Per i gruppi televisivi europei, la sfida è duplice: frenare il trasferimento di audience, pubblicità e valore verso operatori globali e costruire una scala, capacità tecnologiche e modelli di monetizzazione adeguati per competere a livello mondiale. I ventuno punti percentuali persi in cinque anni sono un chiaro segnale che, senza una strategia di scala, tecnologia e una politica industriale dei media, la televisione europea rischia di rimanere centrale sul piano editoriale ma marginale sul piano dei ricavi.

Autore

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Analisi, dati e scenari per Dossier Economia.

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