Finanza

Le PMI italiane e l’Intelligenza Artificiale: tra innovazione e cautela nelle decisioni finanziarie

Le piccole e medie imprese italiane mostrano un crescente interesse per l'Intelligenza Artificiale, ma mantengono riserve nelle decisioni finanziarie.

redazione Luglio 13, 2026 Finanza, Imprese

In Breve

Qual è la percentuale di PMI italiane che utilizza strumenti di intelligenza artificiale?
Il 45% delle PMI italiane utilizza strumenti di intelligenza artificiale.
Perché le PMI sono caute nell'adozione dell'AI per le decisioni finanziarie?
Il 78% degli imprenditori non vuole delegare decisioni finanziarie all'AI per mantenere il controllo diretto.
Quali sono le principali resistenze all'adozione dell'AI?
Le resistenze riguardano privacy e sicurezza dei dati, scarsa fiducia nell'affidabilità e limitata percezione del valore aggiunto.

A tre anni e mezzo dal lancio di ChatGPT, quasi la metà delle piccole e medie imprese (PMI) italiane ha iniziato a utilizzare strumenti di intelligenza artificiale, con una percentuale che si attesta al 45%, in linea con la media dell’Unione Europea. Tuttavia, un dato significativo emerge: il 42% di queste aziende non ha ancora registrato un impatto tangibile sull’attività quotidiana.

La distanza tra la sperimentazione e la fiducia nell’AI è particolarmente marcata nel settore finanziario. Infatti, il 78% degli imprenditori intervistati ha dichiarato di non voler delegare le decisioni finanziarie all’intelligenza artificiale. Le motivazioni alla base di questa scelta includono la volontà di mantenere un controllo diretto sulla gestione (42%) e una mancanza di fiducia nella tecnologia per l’impiego delle risorse (36%).

Inoltre, il rapporto con le banche evidenzia una preferenza per un referente umano: il 78% degli imprenditori ritiene fondamentale la relazione personale, mentre le neobank rimangono marginali, utilizzate solo dal 21% delle PMI. Nella selezione dei fornitori, il criterio principale è il costo e le commissioni, seguito dalla qualità dell’assistenza e dalla facilità d’uso.

In un contesto di prudenza, il 36% delle PMI ha indicato la riduzione dei costi e l’ottimizzazione dei processi come priorità per il 2026. Più della metà delle aziende non prevede nuove assunzioni, principalmente a causa del costo del lavoro. La maturità dell’impresa sembra influenzare maggiormente l’apertura all’innovazione rispetto all’età del fondatore: le aziende attive da sei a dieci anni sono le più propense ad adottare strumenti di intelligenza artificiale, con un 33% disposto a delegare decisioni finanziarie all’AI, rispetto al 19,5% delle imprese più giovani.

Un divario generazionale è evidente: oltre due terzi degli imprenditori tra i 18 e i 34 anni utilizzano strumenti di AI, contro il 37,5% degli over 55, di cui il 42,6% non intende adottare queste tecnologie. Le principali resistenze all’adozione dell’AI riguardano la privacy e la sicurezza dei dati (30%), la scarsa fiducia nell’affidabilità degli strumenti (29%) e la limitata percezione del valore aggiunto (28%).

Lorenzo Pireddu, Managing Director per l’Europa meridionale di Qonto, sottolinea che le imprese più mature mostrano una maggiore capacità di integrare l’intelligenza artificiale nei processi decisionali. Tuttavia, il sistema delle PMI procede a velocità differenziata: le realtà più strutturate accelerano nell’adozione di AI e modelli finanziari evoluti, mentre la fiducia rimane un fattore chiave per l’adozione delle nuove tecnologie.

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Analisi, dati e scenari per Dossier Economia.

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