Assobibe: la sugar tax mette a rischio investimenti e occupazione nel settore delle bevande analcoliche
L'associazione Assobibe chiede l'abolizione della sugar tax, evidenziando i rischi per investimenti e occupazione nel settore delle bevande analcoliche.
In Breve
- Qual è la posizione di Assobibe sulla sugar tax?
- Assobibe chiede l'abolizione della sugar tax, sostenendo che penalizza il settore delle bevande analcoliche e blocca investimenti.
- Quali sono gli effetti previsti della sugar tax sul settore?
- Si prevede un aumento della pressione fiscale, una riduzione delle vendite e oltre 5.000 posti di lavoro a rischio.
- Quali dati supportano la posizione di Assobibe?
- Assobibe cita dati di paesi con misure simili dove l'obesità è continuata a crescere e alcuni hanno abrogato la tassa.
Assobibe, l’associazione che rappresenta il settore delle bevande analcoliche in Italia, ha lanciato un appello per l’abolizione della sugar tax, sostenendo che questa tassa non solo penalizza la crescita del comparto, ma blocca anche investimenti vitali e non contribuisce a modificare i trend di obesità e consumo di zucchero nel paese.
Giangiacomo Pierini, presidente di Assobibe, ha sottolineato che la sugar tax, introdotta nel 2019, è stata più volte annunciata e sospesa. Ora, con i decreti attuativi pronti, si prevede che entri in vigore a gennaio. Secondo l’associazione, la tassa potrebbe bloccare investimenti per circa 1 miliardo di euro in macchinari, processi e innovazione, che le aziende stanno attualmente tenendo in attesa di sviluppi normativi.
Il comparto delle bevande analcoliche occupa circa 84.000 persone e genera un valore di 5 miliardi di euro, con il 64% dei soci costituito da piccole e medie imprese. Negli ultimi cinque anni, le esportazioni sono aumentate del 120%. Dall’inizio del 2026, il settore ha registrato una crescita del 3,7%, trainata dai mesi estivi, con un incremento del 6,7%, attribuito principalmente al turismo e alle ondate di caldo.
Secondo Assobibe, l’entrata in vigore della sugar tax comporterebbe un aumento medio del 28% della pressione fiscale per litro di soft drink, una riduzione dell’attività e delle vendite del 16% annuo nel biennio successivo e oltre 5.000 posti di lavoro a rischio. Sul fronte fiscale, l’incasso stimato per lo Stato sarebbe di 270 milioni di euro, mentre il minor gettito IVA è valutato in 265 milioni.
Le imprese del settore avvertono che la misura arriva in un momento già critico, caratterizzato da forti aumenti dei costi energetici, delle materie prime e dei trasporti. Inoltre, Assobibe ha messo in evidenza l’impegno delle aziende per la salute pubblica: le vendite di bevande zuccherate sono diminuite del 27% negli ultimi dieci anni, mentre la quantità di zucchero nelle bevande è stata ridotta del 44%. Il settore contribuisce solo all’1% delle calorie totali assunte in Italia e ha adottato protocolli con i ministeri della Salute, che includono pratiche come il divieto di vendita nelle scuole e l’assenza di marketing rivolto a minori di 13 anni.
Per dimostrare l’inefficacia della sugar tax nel modificare i tassi di obesità e i consumi di zucchero, Assobibe cita dati di paesi che hanno implementato misure simili, dove l’obesità è continuata a crescere e, in alcuni casi, anche i consumi complessivi di zucchero. Alcuni Stati europei, come la Danimarca, hanno addirittura fatto marcia indietro su tali misure.
La posizione di Assobibe ha trovato supporto in vari settori, tra cui Confindustria, il mondo agricolo, la grande distribuzione, il commercio e i sindacati. È previsto un convegno a Roma, dove esponenti di diversi partiti discuteranno le ragioni del settore, presentando dati e argomentazioni a favore della revisione della sugar tax.
