Economia

Riso italiano: crisi tra siccità e importazioni agevolate

Il settore del riso in Italia affronta sfide significative a causa della siccità e dell'aumento delle importazioni a dazio zero. La situazione è al centro del salone internazionale del riso a Vercelli.

redazione Settembre 11, 2026 Economia

In Breve

Quali sono le principali sfide per il riso italiano?
Il riso italiano affronta sfide legate alla siccità e alle importazioni a dazio zero dal Sudest asiatico.
Cosa è stato discusso al salone internazionale del riso?
Al salone si è parlato di strumenti per la gestione dei rischi nella filiera del riso e della nuova polizza semplificata.
Qual è l'impatto delle importazioni sul mercato del riso?
Le importazioni da Cambogia e Myanmar stanno deprimendo le quotazioni del riso italiano.

Il comparto del riso italiano sta attraversando un periodo di grande difficoltà, segnato da emergenze climatiche e dall’aumento delle importazioni a dazio agevolato provenienti dal Sudest asiatico. Questi temi sono stati al centro del salone internazionale del riso, Risò, che si è tenuto a Vercelli, con la partecipazione della presidente del Consiglio.

La coltivazione del riso, che necessita di abbondante acqua, ha risentito in modo particolare dell’estate 2026, caratterizzata da temperature elevate e siccità. Lo scioglimento precoce della neve e le alte temperature registrate nei mesi di maggio e giugno hanno ridotto le riserve idriche, costringendo molti agricoltori ad anticipare il raccolto, già avviato in diverse aree invece di essere completato intorno al 20 settembre.

Durante il salone, è stato organizzato un incontro da Ismea per discutere gli strumenti di prevenzione e gestione dei rischi nella filiera del riso, in cui è stata presentata la nuova “polizza semplificata riso”. Sul fronte commerciale, le importazioni da paesi asiatici, in particolare Cambogia e Myanmar, stanno deprimendo le quotazioni del riso italiano. Natalia Bobba, presidente dell’Ente Risi, ha dichiarato: “La spina nel fianco per il settore sono le importazioni da paesi asiatici a dazio zero in regime EBA, che condizionano il nostro mercato”.

Bobba ha anche sottolineato che, sebbene esista una clausola di salvaguardia europea, questa richiede un incremento del 45% degli acquisti esteri per attivarsi, mentre il settore aveva proposto una soglia del 20%. Inoltre, ha evidenziato che il mercato non è stato favorevole, portando alcuni agricoltori a vendere sottocosto. La carenza idrica ha contribuito a una diminuzione delle superfici dedicate alla coltivazione del riso, con una riduzione stimata di circa 1.200 ettari.

Le incognite sui costi di produzione, con l’aumento dei prezzi di gasolio e metano utilizzati per il trasporto e l’essiccazione, gravano ulteriormente sulla campagna. Attualmente, la produzione media italiana di risone si attesta intorno a 1,4 milioni di tonnellate, con circa 3.500 produttori e 95 industrie di trasformazione. Tuttavia, i contratti di filiera coprono solo il 2,5% della produzione, rappresentando un’opportunità per garantire migliori remunerazioni e maggiore sicurezza nelle forniture.

In termini di valore, la produzione di riso, che due anni fa veniva venduta a 60 euro al quintale, ha visto un calo significativo, attestandosi oggi a circa la metà. Questa situazione complessiva mette in luce la necessità di interventi mirati per sostenere il settore e garantire la competitività del riso italiano nel mercato globale.

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Analisi, dati e scenari per Dossier Economia.

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