L’Ascesa delle Piattaforme Video e il Declino della Televisione Tradizionale in Italia
Le piattaforme video stanno erodendo le quote di mercato delle televisioni tradizionali in Italia, segnando un cambiamento strutturale nel settore audiovisivo.
In Breve
- Qual è la quota di mercato delle piattaforme video in Italia?
- La quota di mercato delle piattaforme video in Italia è salita dal 22% nel 2020 al 43% nel 2025.
- Come stanno influenzando le piattaforme video il mercato pubblicitario?
- Le piattaforme video stanno sottraendo porzioni crescenti di investimenti pubblicitari ai broadcaster tradizionali.
- Qual è la sfida principale per i broadcaster europei?
- Frenare il trasferimento di audience e costruire modelli di monetizzazione adeguati per competere a livello globale.
Negli ultimi anni, il panorama audiovisivo italiano ha subito una trasformazione radicale, con le grandi piattaforme video che conquistano quote crescenti di ricavi, pubblicità e tempo di visione. Secondo recenti dati, la quota di mercato controllata dai broadcaster tradizionali è scesa dal 78% nel 2020 al 57% nel 2025, evidenziando un cambiamento strutturale nel settore.
Il mercato non è più limitato alla televisione lineare, sia gratuita che a pagamento, ma include anche offerte online come Svod (Subscription Video on Demand), Tvod (Transactional Video on Demand) e video sharing platform. Questi cambiamenti hanno reso sempre più sfumati i confini tra televisione e video online.
Emilio Pucci, direttore di eMedia, ha sottolineato come la nuova configurazione del mercato penalizzi le funzioni post-editoriali, in gran parte dominate dalle video sharing platform, a discapito delle componenti editoriali tradizionali. Questo fenomeno non è limitato all’Italia, ma si estende a tutto il continente europeo, con cali simili della quota di mercato dei broadcaster in Francia (-21 punti), Germania (-16 punti) e Regno Unito (-14 punti).
Le differenze geografiche si riflettono anche nella scala dei ricavi. Mentre broadcaster come Ard e Zdf in Germania raggiungono quasi 10 miliardi di euro, la Bbc in Regno Unito fattura circa 5,9 miliardi di sterline. In Italia, Rai e France Télévisions si attestano intorno ai 3 miliardi ciascuna.
Nel Regno Unito, Netflix ha registrato un fatturato di 2,06 miliardi di sterline nel 2025, superando la principale emittente commerciale, ITV, e distanziando Channel 4 (1 miliardo di sterline) e Channel 5 (318 milioni di sterline), di proprietà di Paramount. Questo scenario evidenzia come le piattaforme video stiano sottraendo porzioni crescenti di investimenti pubblicitari e pubblico ai broadcaster nazionali, i quali devono affrontare obblighi regolatori e missioni editoriali.
La trasformazione del mercato audiovisivo investe progressivamente tutti i settori, dai contenuti sportivi all’intrattenimento, dall’informazione alla programmazione di flusso, rendendo contendibili anche i contenuti un tempo considerati “protetti”. La risposta del mercato potrebbe passare attraverso una maggiore integrazione tra televisione e video online, fusioni, acquisizioni e consolidamenti. Esempi recenti includono l’operazione Sky-ITV e le manovre su M6, oltre alla trasformazione di gruppi paneuropei come Mfe-MediaForEurope.
Per i gruppi televisivi europei, la sfida è duplice: frenare il trasferimento di audience, pubblicità e valore verso operatori globali e costruire una scala, capacità tecnologiche e modelli di monetizzazione adeguati per competere a livello mondiale. I ventuno punti percentuali persi in cinque anni sono un chiaro segnale che, senza una strategia di scala, tecnologia e una politica industriale dei media, la televisione europea rischia di rimanere centrale sul piano editoriale ma marginale sul piano dei ricavi.
