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Tumore al seno: il paradosso della fluidificazione cellulare e la risposta immunitaria

Uno studio dell'Università di Milano rivela un legame tra la fluidificazione del tessuto tumorale e l'attivazione della risposta immunitaria nel carcinoma mammario.

redazione Luglio 7, 2026 Imprese

In Breve

Qual è il legame tra fluidificazione cellulare e risposta immunitaria nel tumore al seno?
La fluidificazione del tessuto tumorale attiva la risposta immunitaria, richiamando cellule immunitarie contro il tumore.
Qual è la situazione del carcinoma mammario in Italia?
Il carcinoma mammario è la neoplasia femminile più comune in Italia, con oltre 53.000 nuove diagnosi ogni anno.
Quali sono le implicazioni per le terapie future?
I risultati suggeriscono nuove strategie per migliorare l'efficacia delle immunoterapie e identificare biomarcatori predittivi.

Tumore al seno: il paradosso della fluidificazione cellulare e la risposta immunitaria

Uno studio condotto da ricercatori dell’IFOM e dell’Università di Milano, recentemente pubblicato su Nature Communications e sostenuto dalla Fondazione AIRC, ha messo in luce un interessante collegamento tra la fluidificazione del tessuto tumorale e l’attivazione della risposta immunitaria nel carcinoma mammario.

Il carcinoma mammario in Italia

Il tumore della mammella è la neoplasia femminile più comune in Italia, con oltre 53.000 nuove diagnosi stimate ogni anno. Una percentuale crescente di questi tumori viene identificata in fase precoce, in particolare il carcinoma duttale in situ (DCIS), che rappresenta oltre il 20% delle diagnosi. Questo pone la sfida di distinguere tra le lesioni che progrediranno e quelle che rimarranno indolenti.

Fluidificazione cellulare e risposta immunitaria

Il lavoro dei ricercatori amplia un filone di ricerca sul movimento collettivo delle cellule tumorali, precedentemente descritto su Nature Materials nel 2023. Quando le cellule, normalmente compatte, riacquistano mobilità collettiva, il tessuto tumorale passa da uno stato “solido” a uno più “fluido”. Questo processo è favorito dall’aumento dell’attività della proteina Rab5A.

La fluidificazione del tessuto comporta stress meccanici e metabolici che danneggiano i mitocondri. Questi mitocondri, parzialmente compromessi, rilasciano frammenti di DNA mitocondriale nel citoplasma, attivando la via cGAS-STING e generando una risposta infiammatoria che richiama cellule immunitarie contro il tumore.

Implicazioni per la terapia

Nei modelli preclinici analizzati, i tumori con elevata attività di Rab5A crescono più lentamente in presenza di un sistema immunitario funzionante, mostrando una maggiore infiltrazione immunitaria e risultando più sensibili ai farmaci che agiscono sui checkpoint immunitari. Tuttavia, i ricercatori avvertono che non si tratta di una nuova terapia pronta per l’impiego clinico, ma piuttosto di un collegamento biologico tra le proprietà fisiche del tumore, il metabolismo mitocondriale e la risposta immunitaria.

Prospettive future

Questi risultati aprono nuove domande su possibili biomarcatori predittivi e strategie per potenziare l’efficacia delle immunoterapie, oltre a suggerire come ridurre trattamenti non necessari nelle pazienti con DCIS. La ricerca continua a esplorare le complesse interazioni tra il tumore e il sistema immunitario, con l’obiettivo di migliorare le prospettive di trattamento per le pazienti.

Autore

redazione

Analisi, dati e scenari per Dossier Economia.

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