L’inclusione dell’urea nel Cbam: preoccupazioni per l’industria dei pannelli in legno
Le imprese produttrici di pannelli in legno esprimono preoccupazione per l'inclusione dell'urea nel Cbam, che potrebbe aumentare i costi di produzione.
In Breve
- Qual è l'impatto dell'inclusione dell'urea nel Cbam per l'industria dei pannelli in legno?
- L'inclusione dell'urea nel Cbam potrebbe aumentare i costi di produzione dei pannelli del 10-12%.
- Da dove proviene la maggior parte dell'urea importata in Italia?
- Oltre l'80% delle importazioni italiane di urea proviene da Paesi terzi come Egitto, Algeria e Nigeria.
- Qual è il costo previsto per l'urea nel 2026?
- Il costo dell'urea potrebbe aumentare di 40-60 euro per tonnellata nel 2026.
Il recente voto della Commissione Envi del Parlamento europeo ha confermato l’inclusione dell’urea tra le materie soggette al Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam), un meccanismo dell’Unione Europea che introduce oneri sulle importazioni di materie prime e semilavorati ad alta intensità di emissioni di CO2. Questa decisione ha sollevato un allarme tra le imprese produttrici di pannelli in legno, che da mesi chiedono l’esclusione dell’urea da tali misure.
L’urea, un derivato del gas naturale, è utilizzata come base per la produzione di colle nei pannelli e trova applicazione anche in agricoltura, dove rappresenta circa l’85% del suo utilizzo. Assopannelli, l’associazione di FederlegnoArredo che rappresenta le imprese del settore, ha espresso preoccupazione per l’impatto che questa misura potrebbe avere sulla competitività delle filiere del pannello e sull’intero comparto legno-arredo.
Il presidente di Assopannelli, Fantoni, ha sottolineato che «l’urea è una materia prima strategica per la produzione di resine e colle utilizzate nei pannelli a base legno, che incidono per circa il 43% dei costi diretti di produzione». Fantoni ha anche avvertito che l’obbligo di acquisto dei certificati Cbam, previsto per gennaio 2026, potrebbe comportare un costo aggiuntivo per l’urea compreso tra 40 e 60 euro per tonnellata solo nel 2026. Questo aumento si tradurrebbe in incrementi dei costi dei pannelli dell’ordine del 10-12% alla fine dei primi quattro anni di applicazione.
La situazione è ulteriormente complicata dalle oscillazioni del prezzo dell’urea, che in alcune fasi ha raggiunto quasi i 900 dollari per tonnellata. Inoltre, l’Europa presenta una forte dipendenza dalle importazioni di urea: nel 2023, oltre l’80% delle importazioni italiane di urea proveniva da Paesi terzi, come Egitto, Algeria e Nigeria, mentre la quota proveniente dall’Unione Europea è rimasta sotto il 20%.
Le imprese chiedono quindi maggiore pragmatismo e flessibilità nell’applicazione del regolamento, inclusi meccanismi di sospensione temporanea in circostanze eccezionali e l’esclusione dell’urea dal Cbam. La questione rimane aperta e potrebbe avere ripercussioni significative sul mercato dei pannelli in legno e sull’intero settore legno-arredo.
